MoneyRiskAnalysis – Borsadocchiaperti

S'ode un grido nella vallata. Rabbrividiscono le fronde degli alberi, suonate le campane, il falco è di nuovo a caccia!

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Vi assicuro che fare un’attualizzazione del valore reale dell’oro legato all’inflazione è un compito molto arduo, in quanto i dati a disposizione non sono tantissimi. La domanda che molti si fanno è se l’oro protegge o no dall’inflazione. RISPOSTA: SI

 

Per molti secoli, come tutti sanno, le monete erano totalmente convertibili in oro secondo una parità e salvo rare eccezioni quest’ultimo veniva rivalutato marginalmente.

 

Le prime condizioni di convertibilità dell’era più vicina a noi risalgono al 1351, quando cioè fu stabilito un valore di 1,35 Sterline (il dollaro sarebbe nato nel 1785) x oncia.

Con il passare dei secoli le uniche rivalutazioni riconosciute all’oro furono le seguenti:

1351 – £ 1,34

1465 – £ 2,01

1546 – £ 3,02

1664 – £ 4,05

1717 – £ 4,25

La Gran Bretagna, mantenne l’oro a £ 4,25 l’oncia fino all’accordo Bretton-Woods del  1944.

 

Pertanto, partendo dal presupposto che tra il 1717 e il 1944 non ci fossero state variazioni significative e che il primo dato disponibile di oro quotato in dollari risale al 1792 in quota 19,39, si presume che nel 1695 la quotazione fosse la medesima, anche se il primo dollaro non era stato ancora stampato. Indico il 1695 perché solo in quell’anno parte la rilevazione dei primi dati sull’inflazione.

Ecco quindi, come si sarebbe comportato un paniere espresso in 1600 dollari (teorico ma attendibile) dal 1695 ad oggi:

Ebbene, un paniere di 1600 nell’anno 1695 ad oggi sarebbe l’equivalente di 118.452 dollari.

L’oro, come detto nel 1695 era fissato a 4,25 Sterline che tradotto in dollari teorici esprimeva un valore di 19,39. Tale quotazione rimase costante fino al 1932, dopo di che lo Stato americano riservò la convertibilità solo per le valute estere, confiscando l’oro ai cittadini ad un prezzo di 20.67 dollari (un affare vero?).

Ebbene, ad oggi, i 19,39 dollari per oncia di oro, attraverso una semplice equazione dovrebbe esprimere un valore di 1435 $.

 

La cosa curiosa è che se guardiamo all’impennata dell’inflazione strutturale partita dal 1908 in poi questa coincide con la nascita della Fed. Comprensibile quindi pensare che siamo entrati in un ciclo secolare altamente discutibile sotto il profilo della sostenibilità. A maggior ragione in questi ultimi anni, dove l’abuso di moneta di carta (o meglio di circuito elettronico) ha davvero superato ogni limite. Dobbiamo comunque aprire una breve parentesi: è lecito pensare che l’inflazione prima del 900 sia stata ben superiore ai dati ufficiali, in quanto i panieri erano molto scarsi di beni e soprattutto statici nel tempo e quindi non adeguati ai consumi del momento. Questo giocherebbe in ogni caso a favore del valore teorico di 1435 (stima prudenziale).

 

Molti analisti pro-oro ma che definisco faziosi, legano il prezzo teorico all’espansione monetaria circolante. Da qui sono nate parità assurde come 5000-10000 etc etc.

 

Una forte espansione monetaria, specie negli ultimi 100 anni può sopprimere periodi deflattivi importanti come quelli che si manifestarono ad esempio nel corso dell’800 e che non mancarono nei secoli antecedenti.

 

Questo per dire che nel lunghissimo termine comanda l’inflazione e basta, anche se i movimenti di breve non sono del tutto correlati.

Attraverso questa tabella possiamo quantomeno conoscere le priorità dei consumatori. I servizi di Medical care sono quelli che hanno visto una crescita più elevata in termini di inflazione, segno che la domanda rimane storicamente elevata. Un gradino sotto ma comunque non trascurabile riguardano i servizi di trasporto, le abitazioni e l’energia, segue il cibo, che sebbene indispensabile ha visto una crescita dei prezzi inferiore, grazie al progresso tecnologico.

 

Categories: Miscellanea

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