MoneyRiskAnalysis – Borsadocchiaperti

S'ode un grido nella vallata. Rabbrividiscono le fronde degli alberi, suonate le campane, il falco è di nuovo a caccia!

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Analisi settimanale

Il discorso Brexit richiede un approfondimento. Ci eravamo iscritti alla petizione da firmare per fare un secondo referendum sul Brexit. La petizione inizialmente era stata una reazione al Brexit, e proponeva di fare un secondo referendum con limite di votanti almeno al 60% di preferenza sul SI (Leave) o sul NO (Stay) per rendere valido il referendum. Noi ci eravamo iscritti solo per prova, per vedere se i 3 milioni di sottoscrittori erano effetti o potevano essere presi online “dal mucchio” (come noi). Periodicamente veniamo quindi aggiornati, essendo sottoscrittori della petizione online, sullo stato delle discussioni.

E questo è già buona cosa. Una sorta di fantascienza in Italia. Siamo stati aggiornati proprio l’altro giorno a riguardo e quello che notiamo leggendo il transcript delle discussioni in atto è da evidenziare. Prima di tutto c’è una Scozia che è assolutamente contro l’uscita dall’Europa. I suoi rappresentanti dicono che in Europa ci vogliono stare a costo di fare una secessione. I detrattori sostengono che se la Scozia voleva fare da se poteva votare favorevolmente al referendum fatto per separarsi dagli UK. Ma gli scozzesi rispondono che avevano votato a favore del rimanere in UK quando l’UK era in Europa e che comunque la Scozia ha votato per il 60% “Stay”, quindi vuole rimanere.

Addirittura si arriva a parlare della possibilità di un UK senza la Scozia che esce e la Scozia che rimane o di un ulteriore referendum scozzese per la separazione. Altro aspetto interessante da valutare è che c’è molta critica relativa al prereferendum. L’impostazione data da Cameron e dagli “Stay” è stata un “Fear-Project” ovvero uno spiegare cosa sarebbe successo se si fosse usciti, senza spiegare i vantaggi di stare dentro. Sembrano la stessa cosa ma non lo sono.

Molti ritengono sia stato un errore che ha portato le persone a spostarsi dallo “stay” al “leave”, spinte dal “Fear Project” dell’opposizione al rimanere, che aveva un argomento più forte, l’immigrazione e l’impoverimento generale oltre che la suddittanza alla UE. Altro aspetto interessante è che la possibilità di una supermaggioranza era stata valuta prima del referendum. Si era deciso di non attuarla, perché la supermaggioranza (una votazione che per essere effettiva deve dare almeno il 60% o più dei voti a favore) solitamente facilita il rimanere nello status precedente e quindi si è voluto lasciare massima libertà ai cittadini di decisione. Piuttosto democratico, o forse fatto perché si pensava talmente impossibile che vincesse il Brexit … La critica maggiore fatta dai parlamentari è questa: non c’è un piano Brexit. Il governo non era pronto ad una sconfitta e quindi non ha preparato un piano effettivo. Quindi non si sa cosa fare.

L’unica cosa che fa la May, dicono molti dei parlamentari inglesi che intervengono, è dire “Brexit mean Brexit”. Ma fondamentalmente è solo un modo di difendere la democrazia, senza un piano effettivo.

Nessuno sa oggettivamente cosa vuol dire “usciamo dall’europa” o “appelliamoci all’articolo 50”. Viene detto solo perché in campo c’è la scelta democratica di un popolo, ma concretamente non si sa cosa fare. Come accederà l’UK al mercato unico europeo e che costi avrà questo accesso? Le 180.000 persone che sono in Scozia (dice un parlamentare scozzese) e che sono cittadini di stati UE, come avranno garantità la permanenza in Scozia? Potranno rimanere e se si con che regole? E gli altri in UK? Inoltre l’incertezza governativa poi ricade sull’incertezza economica, perché le multinazionali attendono chiarezza per decidere investimenti (tranne qualche sparuto caso più pubblicitario che non di efficacia, probabilmente facente parte di piani precedenti o fatto in ottica speculativa …)

Addirittura si arriva a parlare dell’invocazione dell’articolo 50 (effettiva dichiarazione di uscita) per la fine dell’anno prossimo (2017) in modo da fare un piano di uscita con il tempo necessario e quindi attuarlo mediante negoziazioni e accordi in 2 o 3 anni di trattative. Prima di capire come riuscire a mettere e a posto burocraticamente, legalmente e a livello diplomatico gli accordi con i paesi UE, ci vorrà tempo insomma. Nel frattempo si festeggia la nuova sovranità degli UK, la libertà ritrovata di movimento economico e burocratico, il successo dei dati macroeconomici. Sul breve la svalutazione del GBP non può che aver favorito gli UK. In fondo una svalutazione tipicamente accelera l’export sul breve, ma sul medio termine si inizieranno a vedere gli ingessamenti derivanti da nuove normative e trattative con l’UE, dal costo dell’import, si inizieranno a vedere gli effetti sulla bilancia commerciale. E la UE che non può permettersi la mano aperta ma deve mostrare il pugno duro per evitare che ai periferici vengano strane idee … per cui nelle trattative non sarà così accomodante …

Questo mentre il buon Draghi poche ora fa ha detto: “niente nuovo qe” ma dovrà ben presto misurarsi con un’estensione del qe attuale oltre il marzo 2017, probabilmente ampliando anche gli assett in acquisto. Già i corporate hanno visto una riduzione dello spread con i government in UE e in UK, dopo gli annunci degli acquisti, ora si paventa anche l’acquisto dei bond bancari dopo una bella “pulizia” delle banche più a rischio, mediante adc o risanamenti.

Quindi riassumendo, il Brexit è terra di nessuno, territorio inesplorato in cui nessuno da cosa fare, in particolare il governo britannico che tolto che cercare di salvaguardare la democrazia non ha un piano di lavoro.

Questo si evidenzia in UK, ma anche in UE. Ed è per questo che la pietanza rimane sul tavolo e nessuno la tocca, perché non si sa cosa c’è dentro davvero. Lo si scoprirà tagliando la prima fetta … quando si inizierà a rivedere gli accordi … A distanza di 3 mesi si parla molto poco di Brexit al parlamento inglese (come lamentano alcuni parlamentari) e anche in UE, meglio parlare di politiche monetarie e guardare la Fed, almeno fino a che si capisce qualcosa. E per ora il mercato tiene, sospeso ad un filo. Oppure affidarsi a Dilbert, rivisitato da noi.

 

Categories: analisi settimanale

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